Storia dell'argilla

Storia dell'argilla nella società

Argilla nelle mani dell'uomo

Cenni storici sull'argilla

La storia dell'argilla va di pari passo con quella dell'uomo: sicuramente i nostri progenitori ne scoprirono le proprietà terapeutiche osservando che gli animali feriti o malati cercavano di fango per rotolarvisi dentro o per spalmarsene il corpo.

Ci sono testimonianze assai remote sull'uso dell'argilla; tutti i popoli dell'antichità, in pratica, ne conoscevano le grandi proprietà e l'utilizzavano come rimedio interno ed esterno, ancor oggi ingerire terra è consuetudine largamente diffusa in alcuni paesi come Cina, India, Egitto e in tutta l'America meridionale, tutti territori con clima caldo che sono stati culla di importanti civiltà. Tremila anni prima del periodo cristiano, gli egizi sfruttavano i principi purificatori dell'argilla non solo per curare i malati ma anche, grazie ai suoi elevati poteri antisettici, nel procedimento per mummificare i defunti.

Nell'antica Cina e nella vicina India venivano commercializzate, come lo sono tuttora, speciali tavolette di argilla essiccata: bambini deboli, donne in stato di gravidanza, anziani debilitati, succhiando queste tavolette ne cavavano grande giovamento. Tali rimedi erano più o meno efficaci a seconda della provenienza e quindi della qualità dell'argilla impiegata. A questo proposito bisogna sottolineare che uno speciale sigillo (quello che noi oggi chiamiamo marchio di qualità e che era già stato inventato oltre 2000 anni or sono) che garantiva la qualità e la provenienza di taluni prodotti, veniva usato per la polvere d'argilla scavata dall'isola greca di Lemno, che veniva inviata in tutto il mondo antico.

L'apprezzamento di cui godeva questa particolare terra era tale che essa veniva pagata più dell'oro. I medici dell'antichità ritenevano l'argilla medicamento sovrano, così importante che il naturalista romano Plinio il Vecchio le dedicò un intero capitolo nella sua "Storia naturale". Galeno, il celebre anatomista greco, non mancava mai di elogiarne le molte proprietà, mentre il principe dei medici, l'arabo Avicenna, ne raccomandava l'uso per contrastare quasi ogni male. Altro grande estimatore dell'argilla fu il greco Dioscoride che, nel sottolinearne la straordinaria forza curativa, ne propone un elenco: la già citata lemnia, l'eretria, la selinusa, la semia e altre ancora di ognuna descrive le proprietà infiammatorie, disintossicante, emostatiche, astringenti e cicatrizzanti, inoltre, visto che anche nell'antichità la bellezza era tenuta in gran conto, illustra come utilizzare questa sostanza per rendere liscia e luminosa la carnagione del viso e la pelle del corpo.

Ma Dioscoride non si ferma qui: nell'accennare alle fasi di depurazione dell'argilla raccomanda di lasciarla seccare al sole, anticipando così un procedimento moderno. Nel Vangelo di San Giovanni si legge che Gesù, ai sofferenti che si rivolgevano a lui mostrando le membra deformate dal male, diceva:

"recatevi laggiù, sulle rive del fiume, dove si trova il fango scaldato da solo. Immergete i vostri piedi in quel fango affinché l'abbraccio dell'Angelo della terra possa togliere dalle vostre ossa ogni impurità e tutte le malattie che le corrono. Allora vedrete come Satana e i vostri dolori saranno scacciati dall'abbraccio dell'angelo dell'arte, i gonfiori delle vostre ossa si risolveranno le vostre membra si raddrizzerà e voi sarete liberati da tutti i dolori."

Impiegata come rimedio essenziale per la salute dell'uomo fino a notte dei tempi, l'argilla, almeno la maggioranza dei paesi cosiddetti progrediti, venne dimenticata a mano a mano, per lasciare il posto ad altri medicamenti più alla moda che forse presentavano una maggiore facilità d'uso e assecondavano la tendenza ad abbandonare le cure naturali in favore di terapie più legate all'artificiale. È soltanto nel secolo scorso che l'argilla riacquista una collocazione di rilievo fra le terapie naturali. Il notissimo reverendo Sebastian Kneipp, nel suo testamento spirituale scrive:

"... L'approfondimento delle mie esperienze mi ha consentito di ampliare le conoscenze delle reazioni dell'argilla ed ho scoperto che per molti disturbi non vi è medicina che agisca con altrettanto efficace e facilità dell'argilla."

Da quel momento sono numerosi gli studiosi che, o mettendo in pratica gli insegnamenti del reverendo, o procedendo in modo del tutto autonomo, pongono l'accento sulla grande utilità delle terapie con l'argilla. In Italia un altro religioso, padre Garofalo, usava pasticche d'argilla per guarire i suoi parrocchiani. Il professor Strumpf dell'Università di Berlino non esitò a prescrivere l'argilla come rimedio per i malati colpiti dal colera asiatico, cosa che fecero anche i medici russi, consigliando allo Zar Nicola I di lasciare che i soldati, impegnati nella guerra di Crimea e decimati dal colera e dalla dissenteria, mangiassero l'argilla bianca.

Adolf Just un libraio tedesco divenuto poi famoso come guaritore, impressionato dai risultati ottenuti dal professore Strumpf aprì una casa di cura, nell'Hars , utilizzando il argilla sotto forma di compresse, impacchi, bagni, impiastri, per curare un'infinita serie di malanni. Egli utilizzava una terra estratta dalla vicine montagne della Luvos, che è ancora oggi molto nota diffusa in Germania. Nel nostro secolo l'argilla venne nuovamente e ingiustamente trascurata nel periodo del grande boom dei farmaci di sintesi: un errore al quale si cerca oggi di rimediare restituendo questo straordinario medicamento il ruolo che indubbiamente gli compete, ruolo che finalmente, è oggi suffragato da studi, dati clinici e osservazioni scientifiche che confermano quanto millenni di esperienza avevano accertato.

 

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