Falso studio scientifico inganna 157 riviste

Sbagli della scienza riviste scientifiche

Le bufale della ricerca scientifica

Uno studio scientifico-bufala è stato recentemente accettato per la pubblicazione da 157 riviste scientifiche di tutto il mondo, dimostrando quanto siano fallibili molte pubblicazioni ad accesso libero.

La sconfitta del controllo scientifico

Devo dire che negli anni ho sviluppato un sano carattere dubbioso riguardo le pubblicazioni scientifiche che, spesso, vengono spacciate per attestati di veridicità delle ricerche ora di uno scienziato ora di un altro... famosi o no, ho letto sovente di ricerche che poi sono state smentite dall'uso che si faceva del prodotto tanto decantato da queste riviste di scienza. Il falso studio in questione, faceva parte di una operazione sotto copertura orchestrata da John Bohannon, corrispondente della prestigiosa rivista a revisione paritaria Science. Bohannon aveva scritto il rapporto sotto il falso nome di "Ocorrafoo Cobange", presunto biologo dell'Istituto Medico Wassee di Asmara, mentre in realtà né l'istituto né il biologo in questione esistevano in realtà.

Bohannon, in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Science, descrive così il falso documento:

"La molecola X della specie di lichene Y inibisce la crescita della cellula tumorale Z. Per sostituire queste variabili, ho creato un database di molecole, licheni e linee cellulari tumorali e ho scritto un programma per computer per generare centinaia di studi tutti diversi fra loro."

L'informazione di partenza può sembrare abbastanza sensata, ma lo studio era infarcito di errori e contraddizioni evidenti che un esperto in materia avrebbe dovuto riconoscere immediatamente. Bihannon non si è fermato qui, e ha cambiato leggermente ogni versione dello studio prima di inviarla alle varie riviste.

errori della scienza

Riviste scientifiche vendute

"Inviare degli studi scientifici identici a centinaia di riviste sarebbe stato come darsi la zappa sui piedi", spiegava. Per creare delle varianti per le affiliazioni, per esempio, ha combinato in modo casualeparole in swahili e nomi africani insieme a nomi di capitali africane. "Mi auguravo che l'uso di autori e istituzioni di paesi in via di sviluppo avrebbe destato meno sospetti se un redattore curioso non avesse trovato informazioni a riguardo, nel web", scriveva Bohannon. Per essere credibile come straniero che scriveva in una lungua diversa dalla sua lingua madre (tutti gli studi inviati erano in inglese), ha tradotto il testo in francese con Google Translate e poi ha tradotto il risultato in inglese, correggendo gli errori più palesi. Per garantire che le versioni del documento fossero "credibili come studi da pubblicare ma al contempo stesso pieno di gravi errori", ha fatto rivedere il testo a due gruppi indipendenti di biologi molecolari di Harvard per modificare gli errori scientifici in modo che, come dice Bohannon, "fossero evidenti oltre che grossolani".

Poi ha sottoposto le varie versioni dello studio, al ritmo di 10 alla settimana, a 304 riviste a revisione paritaria e ad accesso aperto nel mondo: nonostante gli incredibili errori presenti nello studio, 157 riviste hanno accettato di pubblicarlo. Solo 36 riviste hanno risposto con commenti che riconoscevano i problemi scientifici del testo, inoltre, Bohannnon, ha scoperto che alcune delle riviste, non avevano sede nei paesi dichiarati. Nonostante i titoli richiamassero l'America e l'Europa, molte di queste pubblicazioni avevano sede in India. Paul Ginsparg, fisico della Cornell che ha fondato una piattaforma editoriale per il suo campo (come a dire "se non mi pubblica nessuno mi pubblico io"), lamenta che un numero troppo alto di riviste scientifiche ad accesso aperto non compie revisioni adeguate degli studi.

"Le riviste senza un controlloqualità sono dannose", ha detto Ginsparg a Bohannon, "specialmente per i paesi in via di sviluppo i cui governi e università si stanno popolando di gente con finte credenziali scientifiche".

Dopo tutto questo io continuo a stostenere che nell'ambito scientifico ci vorrebbe un pò più di umiltà invece di sbandierare sempre al pubblico, pubblicazioni che, a chi non è del settore, risultano solo delle "patacche che accecano l'ignorante". Troppo spesso ho visto scienziati darsi arie per aver pubblicato su riviste rinomate, per poi cadere nel ridicolo (anche se la cosa non è mai stata resa troppo nota al pubblico) per il fatto di aver pagato la rivista stessa che pubblicava la ricerca in questione... Ritengo, nella mia piccola e grande ignoranza, che i ricercatori non dovrebbero essere riconosciuti per il numero di pubblicazioni annue ma per i reali risultati conseguiti nelle loro ricerche per il bene dell'umanità.


Fonti:

- Science, 4 ottobre 2013, http://tinyurl.com/probwhg
- Nexus Time 107 edizione italiana

 

 

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