Origini storia digiuno

Origini del digiuno in natura

Il digiuno di settimane o di mesi fa parte del ciclo biologico di molti animali selvatici, che lo sfruttano come forma istintiva di sopravvivenza nei periodi di carenza di cibo. Alcuni animali che vivono in altitudine, come stambecchi, camosci e cervi, mangiano molto di più durante l'autunno così da accumulare un notevole strato di grasso da utilizzare nell'inverno. Gli animali che vanno in letargo fanno lo stesso ma durante l'inverno dormono e il loro consumo energetico si riduce notevolmente, mentre gli stambecchi, i camosci e i cervi devono combattere una dura battaglia contro la neve e il freddo. Se si pensa che anche quando il periodo dell'accoppiamento con i suoi violenti scontri tra i maschi e con la fecondazione cade in questo periodo di digiuno, allora anche lo scettico si renderà conto che il digiuno non significa in alcun modo diminuzione delle energie ma al contrario un potenziamento delle forze vitali. Qualcosa di simile si osserva nella vita dei pesci e degli uccelli: il salmone non ingerisce cibo durante la sua faticosa risalita del fiume e durante il seguente periodo della posa delle uova. Gli uccelli migratori mangiano nella seconda metà dell'estate più del loro bisogno e quando prendono il volo verso le latitudini calde pesano il doppio del normale.

Con il “carburante” costituito dal grasso accumulato in questo modo compiono voli anche di 5.000 km senza fermarsi; dopo un simile sforzo il loro peso torna normale. E' noto che i lupi restano giorni o settimane senza mangiare riuscendo tuttavia, nel frattempo, a coprire grandi distanze. La maggior parte dei predatori mangia se trova cibo, ma, se non cattura alcuna preda, vive con i depositi corporei. Anche per l'uomo la facoltà innata di sfruttare i depositi corporei risponde a una necessità di sopravvivenza; senza questa capacità sarebbero scomparse intere popolazioni, persino in stati di estrema inanizione la sopravvivenza è ancora possibile, anche se cominciano a venire digerite importante sostanze corporee, in questo caso si può fare un parallelo con l'anoressia, un disturbo psicologico che da come risultante il completo rifiuto del cibo. La morte per fame è lunga a venire e anche molto dolorosa. Oggi come migliaia di anni fa, alcuni popoli primitivi dell'Australia e dell'Africa si adattano ad ambienti estremamente aridi e in alcuni periodi dell'anno sopravvivono praticamente senza cibo.

Ma il digiuno costituisce comunque molto più di una possibilità di sopravvivenza, come dimostra in modo lampante la storia dell'antico popolo degli Hunza. Questo piccolo popolo di circa diecimila anime aveva vissuto fino a qualche decennio fa su un altipiano della catena himalaiana in isolamento totale dal resto del mondo. Questo popolo aveva l'abitudine di digiunare fino alla maturazione del raccolto (per ben due mesi all'anno) e si trovavano comunque in ottima salute, non appena cominciarono ad assumere usanze occidentali e a mangiare normalmente ecco che sopravvennero le normali malattie che possiamo trovare nella nostra civiltà come obesità, diabete, appendicite, colite, influenza, calcolosi, eccetera.

Non sto dicendo, lo voglio ripetere, che non dobbiate mangiare più ma, per esperienza diretta, vi voglio consigliare di provare solo un giorno di digiuno completo, secondo le informazioni che darò nel corso della vostra lettura nella sezione deputata a trattare il digiuno, se vi interessa. Ricordate anche che, se l'astinenza dal cibo durante il digiuno, viene vissuta come costrizione, si manifesteranno fame e opposizione, perciò non dovete decidere di intraprendere il digiuno ma sentire se il vostro corpo è pronto e per quanto vorrà restare a digiuno. Imparate ad ascoltarvi e approfittate del digiuno per imparare a farlo.

 

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